martedì 24 marzo 2015

Pensavo fosse spontaneo e invece era un cesareo

Nonostante i risultati della terapia fossero evidenti, i medici volevano far nascere la bambina prima del termine. Avrebbero individuato il momento più opportuno sulla base dell'esito dei tracciati. Il tracciato è un esame che rileva la frequenza cardiaca del bambino e le contrazioni. In pratica dovevo stare sdraiata o semi-seduta, ferma per almeno venti minuti, con due sensori legati all'addome. Spesso l'esame durava molto di più, perché la mia bimba non stava ferma o dormiva. Da quando mangiava di più, era anche più addormentata.

La sera prima dell'ecografia per valutare l'accrescimento, il tracciato durò un'ora. Ero stanca e in ansia per l'esame del giorno dopo. Ci fu una decelerazione. I medici non volevano “staccare” il tracciato, se non erano convinti che fosse tutto sotto controllo. Non ne potevo più. Il mio intuito mi diceva che non c'era nulla di cui preoccuparsi e quindi volevo solo che mi lasciassero riposare. Infatti la bimba si muoveva in continuazione e già altre volte si perdeva il segnale.

Ma c'era un modo per influire sul tracciato? Se la bimba era addormentata, potevo favorire il risveglio? Allora ascoltai della musica. Solitamente durante il tracciato non ascoltavo nulla perché mi piaceva sentire solo il suo battito. Ma ora quel battito mi metteva ansia e dovevo calmarmi. Cosa potevo ascoltare tra le canzoni che avevo nel repertorio? Ci voleva qualcosa di tranquillo, riposante, ma che al contempo desse energia e vitalità. Mi venne in mente la canzone Beppe Anna della Bandabardò: “Attenziò, Concentraziò Ritmo e Vitalità, Devo dare di gas, voglio energia, metto carbone e follia se mi rilasso, collasso mi manca l'aria e l'allegria.” “Odio il pigiama e vedo rosso, se la terra mi chiama non posso, restare chiuso fra quattro mura, ho premura di vivere perciò...” Era la canzone giusta. La bimba si riprese e staccarono il macchinario.

I giorni che seguirono, i medici aumentarono il livello di guardia. Un “losco” anestesista mi fece firmare, preventivamente, un foglio per il consenso al cesareo. Fino a quel momento avevo sperato di poter aver un parto spontaneo. Avrei continuato la terapia il più a lungo possibile per evitare che la bimba nascesse prematura. Avrei sofferto di più per risparmiarle eventuali sofferenze. E invece ero alla trentaquattresima settimana e molto probabilmente non sarei arrivata alla trentacinquesima e mi avrebbero fatto il cesareo. Ricordo che prima di finire in ospedale, avevo quasi intenzione di partorire a casa. E invece chissà quando sarei tornata a casa e chissà se da sola o con la bimba, perché se fosse nata troppo piccola come pareva, sarebbe stata in incubatrice.

La terapia di flebo continuava, ma non era determinante come i risultati dei tracciati, che dopo quella sera andarono benissimo. La musica mi aiutava. Dopo due giorni, però ci fu un altro falso allarme, anche se l'ostetrica notò che poteva essere dovuto alla postura sbagliata che avevo assunto. Tuttavia, il battito riprese bene e mi staccarono poi il macchinario. Stavolta però era stato necessario cambiare musica. Probabilmente la bimba era scocciata di essere disturbata in continuazione da quei sensori e anche io non ne potevo più di stare sempre ferma con quelle cinture elastiche strette alla pancia. Ci voleva una canzone “dura”, che esprimesse rabbia. Trovai subito quella giusta: St.Anger dei Metallica. “St. Anger 'round my neck, He never gets respect” “(You flush it out, you flush it out)” “Fuck it all and no regrets, I hit the lights on these dark sets, I need a voice to let myself, To let myself go free” “I feel my world shake” “Is it me? Is it fear?” “I'm madly in anger with you, I'm madly in anger with you, I'm madly in anger with you” “And I want my anger to be healthy” “Yeah and I want my anger to be me” “And I need to set my anger free” “Set it free”.


“La tua bimba si è ripresa molto bene.” mi disse un'ostetrica giovane che ormai mi dava del tu. “Il segreto è ascoltare i Metallica”. Sorrise. Provai una volta anche a riferire ai medici che la musica che ascoltavo influiva sul tracciato. Ma furono piuttosto scettici. Comunque non mi interessava che non ci fosse nessuna base scientifica, visto che per me funzionava e mi aiutava.

Alla trentaquattresima settimana più cinque giorni, feci un ecodoppler. Quel giorno mi venne anche un po' di febbre, ma forse perché avevo preso un colpo d'aria. Dall'esame emerse che il liquido amniotico si era ridotto. “Alla luce di questo risultato e visto che i tracciati forse cominciano a segnalare l'inizio di una possibile sofferenza fetale, domani facciamo il cesareo.” Non ci credevo. Avevo paura che la bimba potesse avere dei problemi, ma tuttavia ero tranquilla e forse sarebbe stato meglio metter fine a quella tortura. 

“Ti prego, non dire niente a nessuno, neanche ai tuoi” chiesi al mio compagno. Volevo esser serena, affrontare tutto da sola, non volevo parlarne con nessuno. Il silenzio mi avrebbe aiutato. Il silenzio mi avrebbe dato coraggio. 

Quella sera però, nonostante i Metallica continuassero a influire positivamente sul tracciato, i medici decisero di anticipare il parto. “Meglio che facciamo subito il cesareo.” “Ora?” “Sì.” “Ma ho già fatto cena.” “In certi casi il digiuno non è indispensabile.” “OK. Posso chiedervi solo di aspettare un quarto d'ora perché sta per arrivare il mio compagno e vorrei che lo sapesse e vedesse la bimba appena nata.” Alle ostetriche e infermiere faceva comodo portarmi subito in sala. “Ma cosa aspettiamo, è urgente, è la tua bambina.” Io insistetti perché non pensavo che un quarto d'ora avesse stravolto tutto. Il medico mi diede ragione. “Possiamo aspettare”. Nel frattempo, mi prepararono per la sala. Il mio compagno arrivò. Ero pronta per affrontare il cesareo.

Mi portarono in sala. Ero serena. Tutto sarebbe finito. ”Ora le farò un po' male.” “Non penso mi faccia più male di quanto ho già sofferto.” “Me lo dirà dopo.” Mi fece un altro buco. Avrei preferito non me lo avesse fatto, ma non fu nulla in confronto a quelli che già avevo dovuto sopportare. “Fossero tutte come lei” mi rispose l'anestesista. L'altra anestesista, che già avevo conosciuto perché mi aveva inserito il catetere venoso centrale, invece continuava a toccarmi la schiena per cercare il posto migliore per l'anestesia epidurale. “Mamma mia che brutta schiena che hai. Per fortuna che sei bassa, così non si nota”. “Già, per fortuna. Come direbbe mia madre Dio vede e provvede.” Ma in quel momento non era la schiena a preoccuparmi, se non per il fatto che aspettava di ricevere la puntura. Avevo poi smesso di farmi i complessi per la statura da circa diciotto anni. Quindi sorrisi.

Mi legarono e iniziarono a trafficare. Io ero talmente rilassata che quasi mi addormentai. Ad un certo punto apparve Ganga, il più bel mostriciattolo che avessi mai visto. “Ngueeee Ngueee.” Strillava proprio bene. Non aveva nessun problema. Pesava solo 1260 g. E questo però sarebbe bastato per tenerci lontane per un po'. Piansi. Volevo abbracciarla, ma avevo le braccia legate. Allora le diedi un bacino sulla guancia. Poi non la vidi più.

Finito l'intervento, mi toccai la gamba sinistra. Era paralizzata. Al tatto sembrava una sacca di carne sottovuoto. “E' normale, chiesi? Sento bene l'altra gamba invece. ” “Sì, non si preoccupi. Aspettiamo che riprenda sensibilità e la portiamo in reparto”. Ero ansiosa di rivedere il mio compagno e chiedergli dove avevano portato la bimba. Feci di tutto per accelerare il processo di “risveglio” della gamba, muovendola e pizzicandola.

Poco dopo mi riportarono in reparto. “Dov'è la bimba? L'hai vista mentre la portavano?”





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